Sebastiano Chittolini: androginismo nello sport, tra rispetto della persona e prestazione sportiva

Sebastiano Chittolini: androginismo nello sport, tra rispetto della persona e prestazione sportiva

6 Maggio 2019 0 Di marco
Il caso Semenya, la mezzofondista sudafricana al centro delle polemiche per il suo androginismo, riporta alla ribalta problemi di grande attualità legati a sport e diversità. Riproponiamo qui l’opinione di Sebastiano Chittolini, preparatore atletico di molte squadre italiane e internazionali, tra le quali la nazionale femminile russa, espressa ai tempi dell’arrivo in Italia della giocatrice trans brasiliana Tifanny, ora tornata a giocare in Patria.

Una pallavolista  – Tifanny – che recentemente giocava nella serie B maschile belga dopo essere stato in passato nella superlega Brasiliana, una volta cambiato sesso, è stata tesserata tra le donne nella A2 italiana.Le polemiche (accese) e le riflessioni si sono concentrate sugli aspetti psicologici ed etici, trascurando i contenuti sportivi. Per di più di uno sport giocato da professionisti. La questione dell’identità di genere è oggi di grande attualità. Le posizioni sono molte e contrastanti sebbene la tendenza inarrestabile sia l’accettazione della libera scelta da parte del soggetto e il suo diritto di essere parte a pieno titolo della società. 

Nel novembre 2015 si è tenuto un “Consensus meeting” del CIO, al quale hanno preso parte 20 esperti mondiali di varie specialità mediche ed esperti legali, per definire i criteri di riassegnazione del sesso nello sport. Queste linee guida hanno stabilito che: (a) i trans-atleti non devono essere esclusi dallo sport e compito delle organizzazioni sportive è garantire la lealtà delle competizioni; (b) il cambiamento chirurgico del sesso anatomico non è più un requisito preliminare; (c) coloro che transitano dal sesso femminile a quello maschile sono idonei a competere senza nessuna restrizione; (d) coloro che transitano dal sesso maschile a quello femminile sono idonei a competere alle seguenti condizioni: (a) la dichiarazione di identità femminile a fini sportivi non può variare per un minimo di 4 anni; (b) l’atleta deve dimostrare che i suoi livelli ematici di testosterone sono stati sotto i 10 nmol/L per almeno 12 mesi prima dell’esordio in campo femminile(c) i livelli di testosterone devono continuare a rimanere sotto i 10 nmol/L (nanomoli /litro) per tutto il periodo di attività sportiva; (d) se i test evidenziano uno spostamento da tali valori, l’atleta sarà sospesa per 12 mesi. In sintesi, si accetta nella categoria femminile chi ha i parametri fisici della donna e si evitano situazioni di border-line.

Ma i problemi non sono risolti con queste dichiarazioni poiché mancano ancora le linee operative. Chi fa i controlli? Ogni quanto tempo? A chi spetta valutare i risultati? Se a tutto questo si può porre rimedio in qualche modo, subentra invece un problema la cui soluzione appare molto più complessa dal punto di vista propriamente fisiologico e agonistico.

I livelli di testosterone, prima, e soprattutto dopo l’operazione possono rientrare nella norma stabilita. Ma durante l’età della crescita i livelli di testosterone e di altri ormoni hanno determinato al transessuale uno sviluppo muscolo-scheletrico e un’antropometria maschileAltrettanto si può dire di alcune vie metaboliche energetiche che presentano differenze sessuali a favore dei maschi. Quindi limitare la sola differenziazione a livello ormonale del testosterone è riduttivo. Esiste anche un campo poco esplorato nella relazione ormoni SNC. Ciò non toglie che le norme di diritto pongano le regole da osservare, che prevalgono su quelle sportive. Forse a molti non è chiaro quali siano abitualmente i valori di testosterone negli atleti.

Il sistema internazionale delle unità di misura prevede per il dosaggio ematico del testosterone l’unità nmol/L (nanomoli/litro); in molti laboratori è ancora in uso l’unità ng/ml (nanogrammi/millilitro).  La conversione di 10 nmol/L corrisponde a 2,88 ng/ml.

Avendo lavorato per molti anni nel volley maschile e femminile di alto livello come preparatore atletico, ho verificato direttamente nelle  mie squadre  che nelle femmine i valori erano abitualmente attorno 0,2/0,4 ng/ml( nanogrammi/millilitro )con qualche punta a 0,6 ng/ml, mentre nei maschi si arrivava attorno ai 4,2 ng/ml.

È molto più verosimile trovare valori di 2,88 ng/ml negli atleti maschi che non nelle atlete femmine, però questo è il limite fissato dal CIO per potere partecipare a competizioni femminili .Le differenze di prestazioni atletiche fra maschi e femmine sono sotto gli occhi di tutti (ad es. i records del mondo 100 mt 9″58 Man 10″49 W significa circa 10 mt., lungo 8,95 M 7,52 W, giavellotto 98,48 M 72,28 W , si consideri poi che il giavellotto degli uomini pesa 200 gr in più 600/800). Nel gioco di squadra i parametri fisici vengono addirittura moltiplicati visto che le abilità e la destrezza sono caratteristiche proprie delle attività di gioco. Risulta chiaro che il passaggio da uomo a donna favorisce notevolmente il transessuale in ambito sportivo. È ovvio che bisogna battersi contro ogni discriminazione nel permettere di praticare sport a chi è passato dal sesso maschile a quello femminile. La questione si pone in modo molto diverso se si tratta di sport professionistico

Un’altra domanda riguarda il fatto se si sia ottemperato a tutti gli atti necessari al tesseramento (analisi specifiche) o ci si sia basati solo su una autocertificazione. A leggere quanto riportato dai giornali parrebbe che la Lega volley femminile si sia rivolta alla FIPAV; dalle dichiarazioni del presidente del CONI risulterebbe che occorre sentire il CIO. Di fatto l’atleta ha già disputato due gare, rilasciato interviste e partecipato a trasmissioni televisive ha dichiarato che visto che sino a ora non ha guadagnato molto giocando con i maschi ora è arrivato il momento di monetizzare.

Come si vede, la stessa atleta parla di una vera professione agonistica che presume considerazioni diverse da chi pratica l’attività sportiva per semplice divertimento.

Sono intervenuto dato che quanto letto e passato attraverso i media sulla vicenda ha trascurato quelli che sono gli aspetti fondamentali dal punto di vista pratico.

L’argomento è stato trattato nella maniera sommaria tipica di questo periodo post moderno dalla  nostra “Società liquida”.

Il problema non è affatto semplice e non lo si può trattare alla leggera in dibattiti televisivi per un’audience che non entra nello specifico. In questa complessa vicenda vi sono questioni di bioetica e di diritto della persona, ma anche implicazioni economiche e giuridiche non secondarie. Non stiamo parlando del bullismo di un gruppo di liceali che rifiuta il diverso, ma di un’attività che fa circolare rilevanti investimenti.