Piede sulla riga laterale o no? Considerazioni sulla difesa

Piede sulla riga laterale o no? Considerazioni sulla difesa

3 Maggio 2019 0 Di marco

Riceviamo da Paolo Sgandurra (Pagina Facebook Areatecnica.it) e volentieri pubblichiamo questo contributo sulla difesa da attacchi sulla parallela.

Un po’ di considerazioni tecniche sulla difesa, posizione interna>esterna e sistema

Saltiamo gli aggettivi qualificativi, superlativi e resto della grammatica per il libero De Gennaro, Moki li ha esauriti.
Detto ciò andiamo invece al punto: mostriamo come gli argomenti sulla difesa da fuori in dentro, esterna-interna, sia una posizione non proprio aggiornata, seppur comprensibile.
Vi raccontiamo perchè.
Nell’alto livello si fa molta attenzione al dettaglio all’interno della visione generale e del contesto della situazione.
Nel caso della difesa esterna fuori muro sulla direzione di attacco in parallela (eh si, perché esiste anche la difesa interna al muro, cioè dietro), fino a qualche tempo fa, diciamo un paio di decenni o poco meno, si insegnava e si chiedeva una posizione vicina la riga laterale a prescindere o quasi dalla distanza della guida del muro esterna.
Stiamo parlando di quanto il muro d’ala lascia di spazio fra la sua mano e avambraccio e l’asta e dove il difensore deve posizionarsi fuori muro dietro. Non parliamo di guida del muro perché alcune squadre, ad esempio il grande Brasile di Ricardo, Andrè, Gustavo, Giba etc, aveva come guida il centrale e non l’ala. I due di allora, Gustavo ed Heller, decidevano loro dove fermarsi e le ali spesso partivano in assistenza frequentissima su 1° tempo.
Elite ovviamente. Tornando alla difesa, quella posizione vicina la riga laterale (c’è chi spesso parlava di piede sulla riga) fu sublimata dal concetto di difesa “on help” degli americani a fine anni ’80.
Il concetto era: l contatto ben difficilmente potrà andare verso l’esterno e rendersi ingiocabile, mentre, in caso di difesa, più probabile una direzione alta verso il centro del campo, alzando così le probabilità di contrattacco possibile.
Da escludersi così l’intervento verso fuori.
Fin qui la cronaca storica, poi, col tempo, ci si è resi conto che lo spazio fra la guida del muro e quella posizione non era l’ideale, perché gli attacchi spesso si infilavano proprio fra difesa e muro, considerando anche che l’angolo di rincorsa poteva aumentare questa difficoltà permettendo agli attaccanti direzioni d’attacco quasi fino alla zona 6.
Semplicemente i difensori non arrivavano proprio a toccare la palla e quest’ultima cadeva dove nessuno poteva intervenire. Oggi sempre più spesso il posto 6 si sposta in diagonale a causa delle performance attuali. Bastava spostare il muro? Non proprio, perchè dipende dalle preferenze e dalla efficacia fuori del muro.

Perché accadeva, e perché oggi va riconsiderata diversamente? Perché il volley sta cambiando a passi da gigante, non solo studio delle preferenze e di ciò che è prevalente, ma anche particolari considerazioni d’efficienza.
L’attacco da seconda linea, sempre più performante e veloce, con traiettorie di rincorsa a volte anche aperte (per non parlare della prima linea con l’aggravante della vicinanza della palla a rete), ha imposto, una volta deciso il muro, una posizione più vicina della difesa all’esterno del muro.
In sostanza, soprattutto con l’avvento degli specialisti, gli elementi andavano riconsiderati::
1) murare l’attacco
2) difendere quelle palle vicino la preferenza ma che 4 mani, e più raramente 6, potessero coprire lo spazio in aria
3) creare quel blocco, che altro non è la vera famosa “correlazione muro difesa” fra muro e difesa 2a linea, in un settore di campo, e considerare il tutto come un sistema unico
4- allenare i liberi, ma anche altri come i centrali, a difendere in fuori, verso l’esterno

Su cosa si basava oltre le preferenze questa scelta?
Non solo mero calcolo delle preferenze/prevalenze, proprio su quest’ultime, quello che passava quanto è efficace e frequente?
Quanti attaccanti rischiano il colpo forte verso la riga?
Nei casi di grandi spazi, come ad esempio con le alzate più corte, il difensore si mette a metà dello spazio rimanente, cosa che avviene anche con spazi minori, puntando sull’abilità a destra come a sinistra di intervento su aree ridotte. Ovvio che se mi colloco come posizione appena oltre la mano esterna, la difesa migliore l’avrà con palla appena vicino al muro, ma d’altra parte se il muro si piazza lì, c’è un motivo?
Nel caso in video Moki ha una posizione neutra, cioè nello spazio guida/muro – linea laterale, guida di Sylla.
Qualcuno potrebbe alla fine obiettare: “va beh, qui in difesa c’è un fenomeno, ma le altre giocatrici?“ Vero in parte, perché per difendere Egonu ci vuole una De Gennaro o una Sansonna, o un altro dei bravi liberi d’alto livello, ma tutto è rapportabile, basta allenare le atlete come si deve, dare responsabilità del ruolo, individuare le proprie attitudini e capacità (potreste anche scoprire una asimmetria di rendimento destra-sinistra) in difesa, oltre la mera dominanza laterale del braccio ed emicorpo.
Un’ultima annotazione, quanti attacchi sono finiti dentro vicino la riga, di Egonu o altre, o nei pressi sulla parallela in questa gara? E in altre?

La nostra esperienza, sia a livello di A1 maschile e femminile, ma soprattutto giovanile d’elite e non recente, ci racconta che se l’atleta assume una posizione sicura l’intervento, seppur non facile dalla parte opposta, è più facilitato dalla certezza del compito. Se attacca Egonu è ovvio che ci deve stare una De Gennaro, in altri livelli altre proporzioni. Un po’ come nella difesa “on help” di inizio articolo, solo a parti invertite, partendo da ciò che il gioco suggerisce e cosa razionalmente conviene fare, perché è il gioco che comanda, noi ci illudiamo solo di dominarlo.
Vedremo sempre più spesso posizioni “speciali” e abilità ad uscire dalla compressione difensiva, selezionando molti atleti proprio anche da questa qualità.
Non ci meraviglieremo se il libero o altri (i centrali stanno diventando sempre più bravi a difendere) si piazzerà a 1 metro e ½ -2 metri dalla linea, anche con traiettorie d’alzata valide, su alcuni attaccanti.
Concludiamo solo col dire che Moki la mette sulla testa dell’alzatrice, ma questo giustifica il premio MVP e migliore al mondo dai tempi del mondiale di Milano, molti si accontenterebbero di molto meno.