Differenze comportamentali e fisiche tra volley maschile e femminile. L’opinione di Gian Paolo Chittolini

Differenze comportamentali e fisiche tra volley maschile e femminile. L’opinione di Gian Paolo Chittolini

8 Gennaio 2019 5 Di marco
  • Gian Paolo Chittolini (in foto) in giovane età ha praticato atletica leggera con buoni risultati a livello nazionale. E’ stato tra i primi preparatori atletici nel volley. Ha lavorato nel settore maschile (Nazionale italiana, Maxicono Parma, Mediolanum Milano, Piaggio Roma) e in quello femminile (Nazionale russa, Scavolini Pesaro, Nordmeccanica Piacenza). 
In base al regolamento di gioco il volley femminile si differenzia da quello maschile unicamente per l’altezza della rete: 2,24 per le femmine, 2,43 per i maschi.
Nonostante questo fra il movimento femminile e quello maschile, nel nostro Paese, esiste una certa frattura, quasi mai chi segue il maschile segue anche il femminile e viceversa.
Pochi tra gli addetti ai lavori sono coloro che sono passati dal maschile al femminile, soprattutto in Italia, cosa che invece accade molto più spesso in altri paesi (Russia e Brasile).
Solo a Zé Roberto è riuscito di vincere con il Brasile le Olimpiadi, sia nel maschile (Barcellona 1992) che nel femminile (Pechino 2008 e Londra 2012). Altri che hanno fatto molto bene a livello internazionale sono stati per gli USA McCutcheon, vincitore con i maschi a Pechino 2008 e secondo a Londra con le donne nel 2012; Marichev, che si è alternato con la Dynamo maschile ed in estate con la nazionale femminile russa vincitrice di 2 campionati Europei (2013/2015) così come Bernardinho (Brasile maschile e club femminile).
Solitamente alla guida di squadre femminili troviamo allenatori uomini, solo in pochissimi casi si ricordano allenatori femmine.
Probabilmente non tutti gli allenatori uomini sono compatibili con il volley femminile, non tanto per le capacità tecniche quanto per le loro caratteristiche comportamentali.
A questo proposito mi piace ricordare cosa rispose Zé Roberto alla domanda di un giornalista riguardo la differenza fra allenare una squadra maschile o femminile: “la disciplina è simile ma con le femmine è molto più complicato “
Quando fui chiamato da Paolo Tofoli a Pesaro nel 2010 conoscevo pochissimo del movimento femminile.
Tofoli ed io capimmo da subito che occorreva prepararsi per affrontare questa nuova avventura.
Molto oculata fu la scelta del nostro presidente G. Carlo Sorbini di regalarci il libro “il cervello delle donne” (di L. Brizendine, neuropsichiatra dell’università della California a S.Francisco). Questo testo parla della differenza fra il cervello dei due sessi. Il cervello delle donne mediamente è più piccolo del 10% ma non per questo esse sono meno intelligenti, infatti contiene lo stesso numero di neuroni del cervello maschile.
Osservato attraverso la risonanza magnetica, il cervello femminile presenta diversità nella distribuzione delle mappature delle aree cerebrali (non solo, l’insula posta nell’ippocampo è molto più grande nelle donne mentre l’amigdala è molto più sviluppata negli uomini); ne consegue che negli uomini l’area del sesso sia molto più ampia e sia sollecitata ogni 52″ contro le 3/4 volte al giorno per le donne.
Di contro le donne hanno ben più sviluppata l’area che presiede le emozioni e la memoria, che risulta essere l’11% più grande di quella degli uomini.
Questo fa sì che la donna percepisca piccoli inconvenienti come catastrofi proprio per la maggior produzione di di ormoni estrogeni, dopamina e cortisolo, quando si manifesta una situazione di stress.
Nell’uomo una simile reazione si ha solamente in presenza di un pericolo fisico. Altro dato statistico interessante sta nel fatto che la donna ogni giorno usi 20000 parole contro le 7000 dell’uomo.
Penso sia bene aver presente queste differenze fra i sessi, così come mi piace ricordare ciò che mi disse Beppe Cuccarini: “quando iniziai ad allenare le donne, alla firma del contratto il presidente mi disse: se hai 11 caramelle in tasca e 12 giocatrici, le caramelle mangiale tu, non lasciare una giocatrice senza.”
Con il tempo mi resi conto di quanto saggio fu quel consiglio.
Risulta chiaro a tutti che esistono notevoli differenze fra i sessi per quanto riguarda le capacità fisiche e ciò si ripercuote sullo sviluppo del gioco.
Se andiamo ancora più nei dettagli, ciò che differenzia notevolmente la prestazione fisica fra gli uomini e le donne sta nella produzione dei due ormoni Testosterone e GH (ormone della crescita). La produzione di questi due ormoni è ben superiore nei maschi rispetto alle femmine e secondo Bosco e Viru proprio il Testosterone è fondamentale per favorire le prestazioni di velocità e di forza esplosiva. “Il testosterone è l’ormone indispensabile per la forza esplosiva, è fondamentale nella resistenza alla forza veloce” (Bosco e coll.1995).
Per esemplificare ci basta mettere in parallelo le prestazioni dei 100 m piani dell’atletica leggera, in cui il record del mondo maschile è di 9″58 e quello femminile è di 10″49 . Ci sono circa 10 m fra il miglior uomo e la più forte donna se corressero assieme, e più le distanze crescono, più il divario aumenta: nei 400m piani 40 m, negli 800 attorno ai 90/95 m.
Se si osservano le prove dei lanci, nel giavellotto il record del mondo è 98,48 m. per gli uomini mentre per le femmine il record è appena superiore ai 72 m. Si deve anche considerare che l’attrezzo degli uomini pesa 800 gr contro i 600 gr delle donne.
Nella dinamica del gioco tutte le problematiche derivanti dalle abilità tecniche e dalla destrezza vengono ancor più ampliate, per cui la velocità e la potenza delle azioni del maschile sovrastano nettamente l’intensità di gioco del femminile.
La prima impressione che ne si può ricavare è quella che si tratti di un altro sport.
Proprio riguardo le capacità fisiche nelle squadre maschili vi è una maggiore uniformità di valori medi dei singoli, mentre nelle femmine il divario è molto più ampio e ne consegue che anche una sola giocatrice che possieda grandi capacità fisiche, da sola possa fare la differenza se inserita in un contesto mediamente buono.
La fisicità che caratterizza le azioni del maschile fa sì che la durata del tempo in cui la palla rimane in gioco sia molto inferiore al dipanarsi delle azioni, che nel femminile spesso necessitano di parecchi scambi.
Diventa così molto avvincente il gioco delle femmine proprio per il continuo capovolgimento di situazione.
Ed è proprio per l’influenza della componente emotiva (molto più rilevante nell’ambito femminile) che capita di assistere al recupero di situazioni in cui punteggi di svantaggio esagerati vengono sovvertiti, cosa che nel maschile accade assai raramente.
Negli ultimi 7 anni ho lavorato quasi esclusivamente nel femminile, molte cose che ho notato risiedono proprio nel diverso modo con cui si sviluppano varie situazioni di approccio all’allenamento e alla competizione e alle diverse dinamiche di gruppo.
Per sua natura la donna è meno diretta e poco propensa a creare conflitti anzi è portata a placarli, per cui occorre valutare molto attentamente le osservazioni che palesa, quasi mai esprime appieno quelle che sarebbero le sue reali richieste.
Proprio nei comportamenti e nella punteggiatura della successione degli eventi emerge nelle femmine una solidarietà assai maggiore di quella che si riscontra nei maschi.
Tempo fa, analizzando i tempi effettivi di gioco, avevo notato che i maschi dopo la fine di ogni azione impiegano mediamente un tempo fra i 14 e i 18″ prima dell’inizio dell’azione successiva.
Arrivato nel femminile ho voluto fare la medesima osservazione ed ho notato che il tempo si protraeva anche oltre i 22″.
Poi la grande differenza di comportamento è relativa anche all’esito dell’azione, per gli uomini vi è differenza fra l’azione positiva, dove ci si abbraccia con grande calore, e quella negativa, dove a volte l’abbraccio è tiepido o solo accennato e non tutti si uniscono agli altri. Nelle donne l’abbraccio ha sempre le stesse caratteristiche, anzi è più intenso proprio quando l’azione ha avuto esito negativo, se non si vede il segnale dell’arbitro si fatica a capire chi abbia fatto il punto e chi l’abbia subito.
Indubbiamente le femmine presentano grandissima propensione e attitudine al sacrificio e alla socializzazione, per cui quando queste caratteristiche si riescono a indirizzare verso un obbiettivo comune i risultati che ne derivano possono superare di molto le aspettative iniziali. Così non di rado accade che squadre di livello tecnico e fisico inferiore possono molto più spesso sovvertire il pronostico nel femminile che non nel maschile.