Alzata in affondo nel beach volley, un altro spunto utile

Alzata in affondo nel beach volley, un altro spunto utile

17 Luglio 2019 0 Di marco

Contributo di Paolo Sgandurra (Areatecnica.it) sul palleggio nel beach.

Vi segnaliamo e vi invitiamo a vedere questo articolo che ha il pregio di porre all’evidenza dei lettori appassionati questo aspetto del gioco.
Si tratta di un argomento che lo scorso 5 luglio, col post “passo riportato o affondo” avevamo già trattato.
In questo articolo in link, viene ripreso l’argomento con alcune osservazioni di carattere tecnico.
Nel nostro post avevamo mostrato il video dell’alzata in bagher dei due lettoni Plavins e Tocs, riportando l’evoluzione della scelta.

Tornando all’articolo del blog “beachvolley for freaks” il tema viene ripreso.
Come correttamente scritto ad inizio articolo, non si tratta di uno scivolamento ma di uno scorrimento, anche se in seguito viene utilizzato il termine scivolamento (da ricordi universitari i termini tecnici sono molto importanti).
E’ questa una evoluzione del “passo riportato”, come abbiamo illustrato nel post menzionato del 5 luglio.

In cosa consiste l’evoluzione?
Il passo riportato si differenzia dalla tecnica con appoggi alternati. Nella prima tecnica un piede appoggia al suolo sempre più avanti dell’altro, nella seconda gli appoggi sono in successione uno davanti all’altro, cambiando sempre quello avanti allo spostamento. Non è un particolare di poco conto.
Come scrive bene l’autore il piede vicino la rete è fondamentale. E’ quello ch “fissa” la posizione finale, ed è quindi strumento per misurare l’arrivo sotto la palla.
Da qui l’affondo.
Tutto il carico d’arrivo è sulla gamba vicino la rete e si differenzia molto dai passi alternati, ma anche da quelli riportati, per la distanza fra gli appoggi e il movimento.
La differenza non è quindi nel piede d’arrivo vicino alla rete, quanto alla distanza fra i due piedi.
Cambia il processo decisionale, la valutazione, il tempo e il ritmo.
La tecnica precedente richiedeva vicinanza di appoggi (piedi vicini) e velocità esecutiva alta (frequenza). La valutazione su dove posizionarsi veniva calibrata (processo elaborativo del cervello) con piccoli passettini vicini.
Qui, invece, c’è un passo finale lungo, ampiezza finale preceduta da una frequenza di avvicinamento.
E’ una tecnica usata soprattutto nell’alzata in bagher, ma oggi anche nel palleggio ad un certo livello.
Vantaggi? Una base di appoggio più ampia, un movimento più lungo (allungamento) ma dimensionato più facilmente alla distanza da una coordinazione diversa.
Il movimento è più dinamico e nasce dalla funzione diversa dei due piedi
L’equilibrio si basa su un appoggio stabile iniziale, per un istante, e da un movimento di scorrimento in cui il piede posteriore non abbandona mai il terreno ma gli “scorre” sopra.
Si tratta quindi di un equilibrio in parte fisso e in parte in movimento.
La funzione dello scorrimento è anche quella di riavvicinare le gambe e progressivamente diminuire l’ampiezza della posizione iniziale. Finita la calibrazione (valutazione di dove arrivare) si riequilibrano i pesi e le forze. Mentre si palleggia si “riporta” scorrendo il piede posteriore verso la palla e si spinge verso l’alto.

Non si tratta di uno scivolamento perchè uno degli appoggi fondamentali è fermo a terra.
In sostanza è una evoluzione del passo riportato di vecchia data (di cui parlammo molto tempo fa nel vecchio sito con l’esempio dei due fratelli francesi Ces) ma con una moderna ‘attualizzazione.
Questa tecnica riporta in primo piano un aspetto davvero più importante rispetto al gioco, lovvero a capacità di allungamento degli atleti di beach volley,. Ciò si porta con sé tutte le abilità di carico, equilibrio, cadute conseguenti, e capacità di riempire lo spazio in alternativa allo spostamento classico.

Area tecnica